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Federico II tra Prato e il suo tempo, sabato 2 febbraio il secondo appuntamento del ciclo di conferenze promosse da Lions club Prato Datini in collaborazione con Comune di Prato

Ospiti della rassegna i docenti Siro Ferrone e Fulvio Cervini

 

Prato, 31 gennaio 2019 – Il complesso e variegato mondo della spettacolarità medievale e il ‘cantiere’ del gotico pratese sono al centro del secondo appuntamento a Palazzo Pretorio, sabato 2 febbraio ore 15.30, della rassegna Federico II tra Prato e il suo tempo promossa da Lions club Prato-Datini in collaborazione con l’assessorato alla cultura del Comune di Prato. Ingresso libero

Relatori dell’incontro, moderati dalla presidente di Lions Club Prato-Datini Maria Rosaria Di Troia, due docenti dell’Università di Firenze, dipartimento di Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo dell'Università degli Studi di Firenze. Siro Ferrone, professore Emerito di Storia dello spettacolo, introdurrà gli ospiti al mondo della spettacolarità medievale, intesa come fenomeno storico-sociale e delle contaminazioni culturali ad essa connesse, con particolare riferimento alla realtà del territorio pratese. Fulvio Cervini, docente di Storia dell'arte medievale, si concentrerà sul castello federiciano di Prato, sulle sue relazioni con quello di Castel del Monte e sulle particolarità del 'cantiere' gotico pratese.

La rassegna è organizzata con la collaborazione anche del Dipartimento di Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo (SAGAS) dell’Università degli Studi di Firenze, l’Associazione Centro Studi Normanno-Svevi di Bari, l’Associazione storico-culturale “Imperiales Friderici II” di Foggia e l’Associazione storico-culturale “Terra di Prato”. Data la grande affluenza è consigliato arrivare con almeno 10 minuti di anticipo.

 

Siro Ferrone, Spettacolo e feste nel Medioevo

La particolare teatralità del Medioevo, diffusa, nuova e moderna, ha molto a che fare con quella contemporanea: l’importanza dell’attore rispetto al testo, la centralità della “drammaturgia performativa”, la comunicazione gestuale, il tema del genere, sono gli elementi attorno ai quali ruota il concetto di spettacolarità nella società medievale, che emerge e si riorganizza a partire dalla caduta dell’Impero romano d’occidente. La condanna morale, sociale e, quindi, economica si riversa su quegli elementi che per la collettività ‘regolare’, precisamente organizzata da norme e gerarchie, si configurano come destabilizzanti: l’attore, in generale e le donne sulla scena in particolare, gli ebrei e i senza fissa dimora. Un ruolo fondamentale è svolto dalla religione, che da una parte condanna e dall’altra accoglie l’attore, cercando di emendare la recitazione dalle sue componenti moralmente critiche e irricevibili: il travestitismo, e quindi l’elemento dello spionaggio, le scurrilità e il genere femminile. In questo contesto si evidenzia il topos iconografico, tematico e performativo di Salomé, inedito e scandaloso per le scene del tempo: figura femminile danzante, ‘irreligiosa’, che unifica i tre peccati di essere ebrea, di essere donna e di uccidere il Battista. La seduzione erotica della danza femminile, peccaminosa, riconduce anche alla violenza anticristiana, nella decapitazione del santo; la valenza generale negativa di cui viene investito il personaggio di Salomé (a Prato mirabilmente rappresentata nell’affresco di Filippo Lippi all’interno della Cattedrale) si rafforza ancora di più con il collegamento allo spettacolo, all’attrice e alla donna e ne fa l’incarnazione del dettato antispettacolare della Chiesa.

Fulvio Cervini, Il cantiere dell’Imperatore. Ovvero: come Prato leggeva il gotico europeo

Federico II di Svevia nutriva una speciale predilezione per i castelli e la loro architettura, tanto da diventare forse il più celebre tra i committenti di opere fortificate medievali. Il castello di Prato è un manifesto ideologico tanto del sovrano quanto dei ghibellini toscani, ma è anche uno straordinario documento di architettura aggiornata e raffinata, un cantiere d'avanguardia che si può avvicinare a quello di una grande fabbrica religiosa. E diventa un nuovo perno dello sviluppo urbano. I castelli federiciani riflettono qualità e cultura delle ricerche più avanzate del gotico europeo, al pari dei cantieri delle grandi cattedrali. Prato partecipa di un grande movimento internazionale di idee, ma declinandolo secondo forme che non ignorano la tradizione locale. Così le torri a pianta pentagonale esprimono le formule più propositive e innovative nel campo delle fortificazioni di medio Duecento, mentre il portale del castello è una versione pratese, con le bande in serpentino verde, di quello celebre di Castel del Monte, paradigma di un ritrovato classicismo che conosce anche in Toscana una fervida coltivazione.