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Madonna col Bambino e santi (Pala dell'Udienza)

Nella saletta dedicata a Filippino Lippi è presente una preziosa pala commissionata nel 1502 dal Gonfaloniere e dai Priori pratesi, per ornare l’Udienza del Palazzo Comunale, al celebre pittore pratese, figlio di fra Filippo. Nella preziosa tavola è ricreata un’atmosfera meditativa e sospesa, in una luce livida, temporalesca, che accentua ombre e contrasti nelle dolci, esangui figure, intimamente raccolte in primo piano, tra le quali si instaura un silenzioso colloquio di sguardi. Anche il paesaggio con rovine sembra partecipare al clima di drammatica religiosità che spira dalla pala.

La pala, con bellissima cornice dorata, fu commissionata a Filippino Lippi, nato a Prato dal celebre fra Filippo, all’apice di una fortunata carriera tra Roma e Firenze (dove morirà improvvisamente di angina due anni dopo, rimpianto da tutti). Il dipinto doveva ornare l'Udienza nuova (una sorta di sala di Giunta) del Palazzo Comunale, di qui l’esortazione della Vergine agli amministratori, riportata nel basamento, a esercitare la giustizia e aiutare i poveri. La pala, purtroppo danneggiata da abrasioni e bruciature, evidenzia una sensibilità quasi leonardesca. La scena austera ed essenziale, senza i consueti riferimenti antiquari o le bizzarrie lodate dal Vasari, è però ravvivata dal raffinato cromatismo dei ricchi panneggi, brillanti di preziose lacche rosse. Nella resa delle figure si evidenzia un’accentuazione espressiva e tesa, che prelude alle novità cinquecentesche; i personaggi, intimamente raccolti in primo piano, sono immersi in un’atmosfera livida, quasi temporalesca, che rende netti e intensi i colori e accentua le ombre. Anche il paesaggio ricco di rovine sembra partecipare a questo clima drammatico, con richiami alla religiosità savonaroliana all'epoca ben radicata in Prato, e al senso di insicurezza e di paura tipici del periodo, col crollo delle certezze e dell’equilibrio rinascimentali. In un sottile gioco psicologico, tra le figure si instaura un silenzioso colloquio di sguardi: il Bambino si protende verso un Battista scarno e arruffato, che lo indica come “agnello di Dio”, osservato dalla Madre. Il volto esangue di Maria, segnato da una struggente malinconia, si ripete quasi identico nel giovane Stefano, patrono della città.

Nella stessa sala altre due opere di Filippino: lo splendido Tabernacolo del Mercatale e il prezioso Crocifisso.