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Incoronazione della Vergine e i santi Mattia e Matteo

Tra gli importanti polittici esposti nella sala Dal Tardogotico al Rinascimento, quello del monastero di San Matteo fu eseguito, per lascito testamentario del mercante Francesco Datini, dal fiorentino Pietro di Miniato. Assai danneggiato, il dipinto mostra spunti tardogotici nell’allungamento delle figure e nelle vesti; le scenette della doppia predella, di efficace accentuazione drammatica, sono attentamente costruite e ricche di dettagli curiosi.

 

Il polittico dipinto da Pietro di Miniato destinato al monastero agostiniano di San Matteo (soppresso nel 1786), è la prima opera certa di questo piccolo maestro fiorentino di formazione orcagnesca, che operò a lungo a Prato col fratello Antonio, realizzando soprattutto affreschi (al piano terreno del Palazzo Pretorio è dei due fratelli l’affresco, del 1415 circa, con una interessante veduta di Prato).  Gli scomparti superiori, assai danneggiati (sono perduti i due  di destra che raffiguravano i santi Giovanni Evangelista e Pietro) uniscono a richiami a Niccolò Gerini e alla scuola orcagnesca più aggiornati spunti tardogotici nell’allungamento delle figure e nei panneggi delle vesti. L’artista pose il massimo impegno nell’opera, probabilmente la sua prima importante commissione, dando il meglio di sé nelle doppia predella (caratteristica tipica dei polittici pratesi). Nella prima predella le piccole scene, di efficace accentuazione drammatica, sono attentamente costruite, e ricche di dettagli curiosi (come i costumi all’orientale o i dromedari, nell’Adorazione dei Magi); la seconda predella si ispira  alle storie di san Matteo affrescate ai primi del Quattrocento da Niccolò Gerini a Prato, nella Cappella Migliorati della chiesa di San Francesco.

Nello stesso salone dedicato al periodo tra il Tardogotico e il Rinascimento sono esposti anche i Polittici di Giovanni da Milano, Lorenzo Monaco e Andrea di Giusto.