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Dettagli sala del Gonfalone

Nella cattedrale pratese, infatti, dal 1173 è custodita la cintura (cintola) che Maria, salendo in cielo, donò a san Tommaso. Il prezioso manufatto viene mostrato pubblicamente cinque volte all’anno, ma è con l’ostensione solenne dell’8 settembre che si onora la festa cittadina, animata dal corteggio storico, in ricordo delle antiche celebrazioni durante le quali Prato si riempiva di pellegrini giunti da tutta la Toscana e da più lontano.

Simbolo indiscusso e motore delle vicende storiche e artistiche pratesi, la cintola è conservata in un contenitore che si apre con tre chiavi, una appartiene alla Diocesi e due al Comune, a ricordare che la reliquia appartiene alla città, qui rappresentata dallo storico Gonfalone.

La delicata Madonna della Cintola (nella foto) dipinta da Ludovico Buti negli anni 1585-1590 esprime il tono intimo della composizione: il paesaggio desolato fa da sfondo all’episodio in cui san Tommaso riceve la cintura della Madonna e assiste alla sua ascesa al cielo, inginocchiato accanto al sepolcro vuoto.  

Dello stesso artista, interprete del tardo manierismo toscano, nella sala del Consiglio è esposto il Ritratto del cardinale Ferdinando I de’ Medici e in Palazzo Pretorio il Ritratto di Francesco di Marco Datini.

Al pratese Leonardo Mascagni si deve la Sacra Conversazione giunta nelle Collezioni Comunali nel 1897. Firmata e datata 1618, la tela fu commissionata dall’Ospedale della Misericordia e Dolce per il dormitorio delle fanciulle, come si evince dagli stemmi dell’Ospedale e dello Spedalingo Guglielmo degli Organi. Si rifà alla pittura riformata di Santi di Tito La Madonna con Bambino e i Santi Rocco e Sebastiano, che proviene dall’oratorio di San Rocco e ricorda lo scampato contagio della peste (1631-1633) e fu dipinta da Giovan Pietro Naldini, autore, fra l’altro della Santa Caterina d’Alessandria nell’anticamenra della Cappella.

La bella tela del pratese Giacinto Fabbroni con L’Educazione della Vergine, che proviene dalla cappella del Conservatorio di Santa Caterina, cerca di ricreare l’intima atmosfera in cui Sant’Anna insegna a leggere alla figlia, accanto a un insolito San Giovacchino immerso nella lettura.