Informativa e consenso per l'uso dei cookie

Il nostro sito salva piccoli pezzi di informazioni (cookie) sul dispositivo, al fine di fornire contenuti migliori e per scopi statistici. È possibile disattivare l'utilizzo di cookie modificando le impostazioni del tuo browser. Continuando la navigazione si acconsente all'utilizzo dei cookie. Accetto

Sei in:

Madre e Figlio II

La drammatica composizione, tra le opere più cariche di pathos di Lipchitz, fu realizzata dall’artista subito dopo il suo arrivo nel 1941 a New York, in fuga, a causa delle sue origini ebraiche, dalla Francia occupata dalle truppe tedesche. Il disperato gesto di invocazione della donna, mutilata e indifesa nella sua nudità, col figlio stretto al collo, costituisce una denuncia degli orrori della Seconda Guerra Mondiale. La scultura fa parte della sezione su "La donazione Lipchitz", nel salone al terzo piano del palazzo.

Madre e figlio II è una delle sculture più intense e cariche di pathos di Lipchitz, la prima realizzata dall’artista al suo arrivo a New York. L’opera raffigura una drammatica donna nuda priva degli arti inferiori e delle mani, con il figlio avvinghiato al collo, la testa sollevata in un grido disperato, le braccia spalancate verso il cielo. Richiama, secondo l’artista, la tragica esperienza della Seconda Guerra Mondiale. La lunga gestazione di questa opera è dimostrata dall’esistenza di un primo disegno risalente alla fine degli anni Trenta (presente nella donazione), riconducibile, a quanto riferì l’artista, a un episodio da lui vissuto in una stazione ferroviaria moscovita nel 1935, in una notte piovosa: un mendicante senza gambe, su un carro, che cantava una malinconica canzone, i lunghi capelli sciolti e le braccia tese. “Ero terribilmente commosso da questa immagine, ma ho capito solo dopo vari anni che, quando ho fatto la Madre e il Figlio, ho riprodotto quella immagine, emersa dal mio subconscio". Il primo esemplare di questa opera, acquistato da Edgar Kauffmann, fu poi collocato nella Casa sulla Cascata, in Pennsylvania, celeberrima opera di Wright.

Nella stessa collezione del Museo di Palazzo Pretorio sono esposte dello stesso autore anche le opere: Scena mitologica, Arlecchino con mandolino, Strumenti musicali, Testa e mani, le corone del Cancello d’ingresso alla Johnson’s Roofless Church, alcune Teste d’uomo e ritratti di personaggi noti conosciuti dallo scultore, come Mrs. John Cowles, Curt Valentin e Albert Skira, infine L’ultimo abbraccio.