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Ripudio di Agar

Nelle sale dedicate ai Pittori del Cinquecento e del Seicento è collocata questa bella, consunta tela, riferibile a uno dei maggiori pittori italiani del Seicento, Mattia Preti. La dinamica scena, condotta intorno alla metà del ‘600, mostra Abramo - in penombra Sara e Isacco - che scaccia la schiava Agar e il loro figlio Ismaele. Ai forti contrasti di un caravaggismo alla Caracciolo si accosta una materia meno solida e compatta, con figure scultoree – come la bella Agar vista di spalle – costruite da luce e colore.

Il bel dipinto, le cui cattive condizioni non consentono di apprezzare appieno l’alta qualità, appare come una tipica composizione del grande Mattia Preti, detto il Cavalier Calabrese per la sua origine e per i titoli meritati negli anni dell’attività romana. In uno spazio contenuto l’artista articola una scena complessa e densa, animata da un forte sentimento drammatico, nella quale il deciso luminismo fa emergere i brani pricipali, lasciando poi modo di scoprire il ricco tessuto di figure che appena emergono dalla penombra, ma che sono necessarie a sostenere il racconto. Il soggetto della cacciata di Agar e Ismaele da parte di Abramo, spinto dalla moglie Sara ormai certa della discendenza in Isacco, fu più volte proposto dal pittore, anche in forme non dissimili; la composizione pratese appare comunque la più ricca e studiata della serie, e le sostanziali varianti escluderebbero che si tratti di una copia di bottega (anche se l’intervento di collaboratori dell’artista non è escluso). La figura di Agar, la cui idea fu più volte ripresa da Mattia Preti anche in dipinti di diverso soggetto, è certamente il brano più felice della composizione per la dinamicità e l’evidenza plastica, come se fosse scolpita da luce e colore.
Nella collezione del museo sono presenti altre pregevoli opere di scuola caravaggesca: il Noli me tangere di Battistello Caracciolo, la Semiramide di Cecco Bravo e il Buon Samaritano di Nicola Malinconico.