Informativa e consenso per l'uso dei cookie

Il nostro sito salva piccoli pezzi di informazioni (cookie) sul dispositivo, al fine di fornire contenuti migliori e per scopi statistici. È possibile disattivare l'utilizzo di cookie modificando le impostazioni del tuo browser. Continuando la navigazione si acconsente all'utilizzo dei cookie. Accetto

Sei in:

Natività con san Giorgio e san Vincenzo Ferrer

La bella pala con la Natività, esposta nel salone del primo piano, nella sezione dedicata a Filippo Lippi e l’Officina pratese, fu probabilmente commissionata per la chiesa di San Domenico. L’intervento della bottega del Lippi negli angioletti e nel san Giorgio non toglie efficacia alla bella composizione inserita in un aspro paesaggio roccioso che mostra le alte qualità del maestro nell’animato san Vincenzo, nella delicatissima Madonna (che potrebbe ritrarre Lucrezia Buti) e nel san Giuseppe, dall’originale posa.

Il Vasari vide il dipinto con la Natività nella chiesa di San Domenico, per la quale era stato probabilmente commissionato. La tavola subì danni nel colore a causa dell’incendio della chiesa, nel 1647, fu poi rubata dalle truppe napoleoniche nel 1810, per essere restituita sette anni dopo; infine passò al Comune, nel 1867. Il tema dell’adorazione del Bambino, in parte basato sulla visione di santa Brigida, fu più volte riproposto dal Lippi in forme non dissimili, qui però l’artista realizza una composizione serrata, col gruppo tutto raccolto in primo piano, che si staglia sull’aspro e omogeneo paesaggio roccioso, incombente, sul quale si svolge l’annuncio ai pastori. Le figure principali formano una sorta di piramide rovesciata, col vertice nel Bambino, centro della composizione. L’intervento della bottega negli angioletti e nel san Giorgio, piuttosto rigido, non toglie efficacia alla composizione, che mostra le alte qualità del maestro nell’animato san Vincenzo Ferrer (canonizzato nel 1455), nell’incantato san Giuseppe e nel delicatissimo profilo della Vergine, ispirato probabilmente da Lucrezia Buti, come mostrano le somiglianze con la santa Margherita della pala con la Madonna della Cintola.  La tavola subì danni nel colore a causa dell’incendio della chiesa, nel 1647, fu poi rubata dalle truppe napoleoniche nel 1810, per essere restituita sette anni dopo; infine passò al Comune, nel 1867.

Nello stesso salone del museo, sono esposte altre due opere di Filippo: La Madonna del Ceppo e l’Annunciazione alla presenza di san Giuliano.